Amori in corsa

Gita al Parco del Mortol

Kyra e Boris s’innamorarono durante un’escursione al parco del Mortol.

Non fu un colpo di fulmine: si erano gia visti prima, abitavano l’uno di fronte all’altra. Ogni tanto s’incontravano sul pianerottolo o sulle scale; altre volte i loro sguardi s’ incrociavano dalle rispettive terrazze.

All’inizio avevano mantenuto la distanza di sicurezza prevista dal manuale del buon vicinato: prima regola, ignorarsi cordialmente. Boris, però, abitava lì da più tempo, quindi si sentiva autorizzato a mostrare un educato atteggiamento di possesso territoriale, che lo faceva sentire pienamente a suo agio.

Kyra era arrivata da poco e stava conquistando il suo spazio giorno per giorno. Il trasloco, si sa, è un evento traumatico, specie per una giovane femmina single, alle prime armi con le vicissitudini della vita. Al momento non si sentiva ancora del tutto al sicuro, ma sapeva che avrebbe recuperato il terreno perduto.

Dopo qualche settimana, Cupido cominciò a fare il suo lavoro. Lei notò che Boris aveva uno sguardo vivo e un atteggiamento amichevole con tutti. La sua sicurezza non era per nulla invasiva: era saldo, ma non tracotante. Tutto il suo corpo appariva rilassato, ma la sua attenzione era costante, sempre all’erta, pronto a scattare.

Lui, invece, la guardò un pomeriggio mentre prendeva il sole sul terrazzo. Aveva il volto proteso verso il sole e gli occhi chiusi. Tutto in lei esprimeva gratitudine per quel giorno luminoso. La trovò bellissima.

Boris rimase a osservarla più a lungo del necessario, immobile, come se ogni minimo movimento potesse spezzare quell’equilibrio perfetto tra visione e sentimento. Non era da lui indugiare così: di solito decideva in fretta e agiva ancora più velocemente. Ma quel pomeriggio qualcosa lo trattenne.

Kyra aprì gli occhi senza fretta, come se sapesse già di essere osservata. Non si voltò subito. Inspirò profondamente, poi fece uscire l’aria con calma, lasciano che quell'istante durasse a lungo. Solo dopo girò il capo verso di lui.

I loro sguardi si incontrarono senza imbarazzo.

Non c’era sorpresa, né necessità di distogliere gli occhi. Era come se quella scena fosse stata provata più volte, senza che nessuno dei due lo sapesse davvero. Lui accennò un movimento, impercettibile, qualcosa tra un saluto e una verifica di presenza. Kyra rispose con un gesto altrettanto minimo, ma sufficiente.

Fu il loro primo accordo silenzioso.

Nei giorni successivi poche cose cambiarono, eppure tutto era diverso. Continuarono a incrociarsi sul pianerottolo, a sfiorarsi sulle scale, a occupare ciascuno il proprio spazio. Ma ora c’era una linea invisibile che li collegava, una specie di traiettoria che entrambi sembravano riconoscere e seguire.

A volte era lui ad aspettare qualche secondo in più prima di rientrare, giusto il tempo di vederla passare. Altre volte era lei a rallentare, come se avesse dimenticato qualcosa, salvo poi ricordarsi di dover uscire di fretta.

Nessuno dei due avrebbe saputo dire quando esattamente decisero di uscire insieme.

Forse fu una mattina, forse un pomeriggio. Forse non fu nemmeno una decisione. Si trovarono entrambi fuori, nello stesso posto, con lo stesso bisogno di muoversi.

Il parco del Mortol li accolse con i suoi sentieri ancora tiepidi di sole. Camminarono senza una meta precisa, mantenendo una distanza iniziale che aveva più a che fare con l’abitudine che con il desiderio. Ma passo dopo passo, quella distanza si accorciò.

Kyra si fermò per osservare qualcosa tra l’erba, attirata da un movimento leggero. Boris si avvicinò, curioso. Le loro spalle quasi si sfiorarono.

Fu un contatto breve, ma sufficiente.

Entrambi si irrigidirono per un istante, non per disagio, ma per l’intensità inattesa di quella vicinanza. Poi, lentamente, si rilassarono. Nessuno dei due si allontanò.

Ed infine, lui la invitò: corri con me, le disse con lo sguardo. Lei non si fece attendere.

I loro fianchi si unirono, formando un’unica creatura in corsa. Lui dieci centimetri più avanti per aprirle la via, lei lanciatissima, si affidava completamente.

Da quel momento in poi, il sentiero sembrò più stretto, o forse furono loro a scegliere di percorrerlo così, uno accanto all’altro.

Quando tornarono verso casa, la luce stava cambiando. Le ombre si allungavano e l’aria si faceva più fresca. Si fermarono davanti all’ingresso, come se quel punto segnasse una soglia più importante delle altre.

Si guardarono ancora una volta.

Boris fece un passo avanti. Kyra non si mosse. Si baciarono.

 

“È sterilizzata?”

“Non ancora, è troppo giovane.”

“Lui ha appuntamento il mese prossimo. Buona serata!”

“Buona serata a lei”.

Rientrarono nelle loro vite, con la libertà al guinzaglio e l’amore castrato.

 

 

Foto di Przemo Siwy su Unsplash